Nell’atmosfera intima e un po’ magica dell’antico monastero Francescano prospiciente le vigne delle Langhe e il piccolo paese di Stefano Belbo, oggi si viene accolti da un ‘equipe di esperti la cui missione è regalare benessere ai propri ospiti. Si parte dalla grande piscina esterna: la sua posizione privilegiata la rende unica. Da qui, infatti, la vista si perde fra le morbide e sonnolenti colline di pavesiana memoria (Cesare Pavese è proprio nativo di Santo Stefano Belbo) e garantisce uno scenario che regala un benessere per gli occhi del tutto naturale. Nella Spa “Le vie del Sale” l’effetto cocoon viene garantito dalla presenza di una particolare Grotta del sale. Un percorso per perdere la sensazione della gravità e dimenticarsi del peso corporeo e lasciarsi cullare nell’abbraccio di un’acqua la cui concentrazione salina supera di 28 volte quella del Mar Morto. Immergendosi in quell’acqua scura a 37 gradi , sorta di strano liquido amniotico, la prima sensazione in realtà non è delle più rilassanti, in quanto la difficoltà che si riscontra appena entrati di mantenersi in posizione verticale rischia di confondersi con la paura di fare la fine della testuggine a gambe all’aria cioè ritrovarsi impossibilitati a riprendere una posizione “normale” perpendicolare. Vinto questo primo momento rimane quella sensazione di pizzicore che nel caso si sia fatta la ceretta il giorno prima si trasforma in  una sorta di tortura cinese. Meglio quindi spostarsi nella seconda vasca che avendo una concentrazione inferiore di Sali permette un galleggiamento più naturale  che conduce fino ad una finestra sui vigneti che rasserena la vista anche nella buia grotta. Due vasche una fredda (molto fredda) e l’altra calda sono dedicate alla “scuola delle gambe” un percorso stile Kneipp (solo più scivoloso) sempre con acqua salata per aiutare la microcircolazione degli arti inferiori. L’assoluto benessere si sperimenta nelle cabine trattamenti soprattutto grazie al massaggio al sale e al miele che idrata e rende la pelle levigatissima . Ultimo ma non ultimo ci si vizia nel gusto grazie alla preziosa cucina del ristorante da Guido. Un’autentica esperienza culinaria nella presentazione di piatti che soddisfano sia vista sia palato in un armonia di sapori autentici che ci riporta indietro nel tempo, nella tradizione della più genuina cucina locale. Da non mancare i ravioli plin serviti nel piatto accompagnati dal caratteristico sugo di arrosto, ma anche al naturale. In questo caso i ravioli sono avvolti “nudi” in tovaglioli dall’anima candida e si prestano a venire lentamente portati alla bocca con le mani svelando così un’impensabile nascosta e complice sensualità.
La spa deve il suo nome ad una delle 5 Vie del sale che dalla Liguria  attraverso il Piemonte portavano il sale fino alla Francia trasportato a dorso di mulo. Il Monastero Francescano era conosciuto in passato anche per l’acqua dei monaci  – chiamata così forse perché le sue proprietà avevano del miracoloso ad esempio non ghiacciava nemmeno sotto i 20 gradi. Oggi grazie all’intuizione del Dr. Cerina quest’acqua unita al sale proveniente dalle saline di Cagliari dà vita al Fiore di Mare. Si tratta di un liquido ricco di sale di magnesio e di sodio, cuore di molti trattamenti proposti nella spa compreso quello del freddo

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